Last and First Men

Original Publication Date
1930

Con Infinito (The Last and First Men) viene tradotto per la prima volta in Italia uno dei massimi testi di immaginazione del Novecento, un'opera che pone il suo autore, l'inglese Olaf Stapledon (1886-1950), tra gli artefici della fantascienza moderna insieme a Wells, Huxley e pochi altri nomi. Borges riconosceva a Stapledon una capacità d'invenzione che nessun autore fantascientifico dopo di lui avrebbe eguagliato, e la facoltà di esporre visioni grottesche, paurose o lontanissime nel tempo e nello spazio  senza mai riuscire men che  convincente. Infinito è una lunghissima "storia futura" in cui viene descritto il destino di ben diciotto razze umane che si evolvono su questo e altri pianeti per milioni di anni a venire, fino a diventare creature simili a dei. L'ascesa e la caduta del genere umano, i contatti con intelligenze extraterrestri, l'evoluzione biologica e quella culturale sono descritte con tanta verosimiglianza che l'unico aggettivo veramente adatto a questo romanzo è "visionario", anche per le straordinarie anticipazioni filosofiche e politiche da cui prende le mosse. Un'opera, insomma, che non si rivolge soltanto ai cultori del genere ma che troverà appassionati fra tutti coloro che amano la narrativa speculativa.

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